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© Copyright Agriturismo Piaggione di Serravalle 2018 P.IVA: 00308230523.

 

CHI SIAMO

La Nostra azienda

La nostra Storia

Il Piaggione di Serravalle & Camilla

Il Piaggione di Serravalle è un’azienda agricola unica nel suo genere. Con un’attività ininterrotta da ben trent’anni, si propone nel caos della quotidiana società moderna, come esempio illuminato di eco compatibilità, mostrando un devoto rispetto per la madre natura, dalla quale attinge le proprie fortune. È un’azienda viva di storie familiari e rapporti umani, al passo con i tempi per migliorare l’eccellenza nella qualità dei servizi, discreta nel mantenere immutata l’autenticità delle antiche tradizioni del territorio.

Camilla è una guida turistica autorizzata da 30 anni ed operativa sul territorio di Siena e della Provincia. Assume le redini dell’azienda affiancata dal marito dopo la morte della madre, dimostrando la sua tenace adeguatezza al ruolo, nonostante il delicato momento, attraverso l’attuazione di un progetto di sostanziali modifiche a livello agricolo e strutturale. Decisioni spesso difficili, ma sempre dettate da uno spirito di amorosa premura, scelte lungimiranti culminate nel corso degli anni in questo splendido capolavoro. Camilla parla correttamente, oltre all’italiano, anche l’inglese, il francese ed il tedesco. La sua vasta cultura sulla storia dell’arte e del territorio, unita al suo affascinante savoir faire, Vi garantiranno escursioni indimenticabili alla scoperta di Siena e dei suoi tesori. La passione per il vero gusto della cucina locale, si esalta nella sua eccellente preparazione di piatti tipici e portate tradizionali, per cene indimenticabili da gustare all’aperto davanti ad un panorama da cartolina, tra le note aromatiche di vino Chianti DOC di produzione propria.

L’Arte di Alberto

Alberto è uno scultore di indiscussa fama internazionale. Le sue opere, principalmente conservate ed esposte in queste terre, si possono ammirare anche in altre città come Milano, Roma e Torino, fino al Canton Friburgo nel Castello di Gruyeres. Abbelliscono piazze ed angoli dei borghi della provincia, impreziosiscono numerosi musei di Siena. La sua innata abilità manuale gli ha consentito di realizzare concretamente le brillanti proposte della moglie, permettendogli di lasciare la sua firma artistica un po’ ovunque in tutti i luoghi del podere, fino a spingerlo ad intraprendere un viaggio di riscoperta di sé, nella semplicità di una vita molto più legata alla natura. Lo troverete infatti, sempre in zona, assorto nelle più diverse attività giornaliere della realtà rurale, sempre pronto con la sua gentile disponibilità a soddisfare le Vostre richieste. Potrete deliziarvi dei frutti del suo sapiente e paziente operato, dal vino all’olio, dalle uova alla carne e di tutti gli altri prodotti organici dell’azienda per tutta la durata della Vostra permanenza.  Le pizze cotte nello splendido forno a legna sono una sua specialità.

Il nostro territorio

Il Chianti è stato da sempre una regione a vocazione prevalentemente agricola. Furono probabilmente gli Etruschi che vi introdussero la coltura della vite: la loro indiscussa abilità agricola e la loro saggia concezione della vita gettarono le basi per le future popolazioni della regione. Notizie di ritrovamenti etruschi provengono un po’ da tutta la zona e, d’altronde, la chiara etimologia etrusca di molti toponimi ci attesta come gli Etruschi abbiano a lungo abitato in questa zona e abbiano sfruttato abilmente il suolo, creando stabili insediamenti abitativi.

Fra orti, giardini e ulivi regolati dall’arte amabile del potare, si snodano sui colli vie così in pace che sembrano dimenticate, dove si procede fra meravigliose scoperte di cose sempre uguali e sempre impreviste.

(Bino Samminiatelli sul Chianti)

Storia e origini

del Chianti

Il passaggio all’epoca romana è documentato al contrario con scarsi reperti: l’unico fatto di rilievo è la divisone amministrativa operata dai Romani tra i municipi di Fiesole, di Arezzo e in epoca augustea di Siena. Il periodo longobardo ci è noto per le lunghe contese tra i vescovi di Siena e di Arezzo per la spartizione del territorio: nel 715 ci provò il re Liutprando a risolvere il dissidio. All’Alto Medioevo si può quindi far risalire una sommaria divisione del territorio fra i feudatari e i religiosi delle grandi abbazie di Passignano, Montemurlo e Coltibuono, un’equilibrata spartizione tra potere temporale e spirituale. Nel X secolo il Chianti appariva diviso in vari feudi dai Marchesi di Toscana, che in quanto vicari imperiali ne avevano la giurisdizione. Il potere centrale era in quel periodo piuttosto debole e solo nel caso di grandi personalità, come il Marchese Ugo, si faceva sentire. Il più delle volte era il signore del luogo che dal suo castello governava come un sovrano assoluto il suo feudo. Ma non dobbiamo pensare a situazioni estreme: nel Medioevo non ci furono mai, come durante il periodo romano, rivolte di schiavi e contadini. Il feudo era organizzato come un sistema chiuso, una grande famiglia: i contadini dovevano cedere una parte del raccolto al signore, ma questo gli offriva protezione e riparo in caso di scorrerie e aggressioni dall’esterno. In questo periodo la regione si dissemina di una miriade di castelli, posti per la maggior parte su collinette in posizioni militarmente strategiche. Le famiglie della nobiltà longobarda e franca sono spesso rimaste proprietarie fino ai giorni nostri di grandi tenute che, con un pizzico di orgoglio snob, non hanno mai abbandonato, dedicandosi alla cura del territorio: profondamente legati alla loro terra, spesso si vedono girare tra i filari delle loro proprietà, più interessati al vino che ai salotti mondani.
Nella contesa tra Arezzo e Siena si inserì nel XII secolo anche Firenze che, cosciente della propria potenza economica e politica in continua ascesa, non vedeva di buon occhio la vicinanza di una pericolosa rivale quale Siena. Il Chianti divenne così il campo di battaglia fra le due città. La lotta per il possesso del Chianti si può dire conclusa all’inizio del Duecento: con la pace di Fonterutoli del 1201 e il Lodo di Poggibonsi di due anni dopo, la Repubblica Fiorentina si annesse tutto quel territorio che d’ora in poi sarà chiamato Chianti. Il confine fra le due repubbliche rimase quindi per secoli molto spostato a sud e si vennero a creare due linee forticate, una specie di cortina di ferro dell’epoca: da parte fiorentina era costituita dai castelli di Brolio, Cacchiano, Monteluco, Montecastelli, Montemarchi, Rentennano e Tornano che si fronteggiavano con quelli senesi di Aiola, Civitamura, Cerreto, Selvole e Sesta.

Nel 1250 nell’ambito del riassetto amministrativo dei suoi territori, la Repubblica Fiorentina costituì la Lega del Chianti, una specie di provincia, divisa in tre parti o Terzieri con a capo Radda, Castellina e Gaiole. Il Podestà risiedeva a Radda.
Per un secolo, a partire dalla metà del Quattrocento, il Chianti fu sconvolto da guerre e invasioni che coinvolsero tutta l’Italia. Nella penisola si erano formate due alleanze: da una parte c’erano il Papa, Napoli e i Visconti, dall’altra Firenze, Venezia e gli Sforza. Spronato dai Senesi che non vedevano altro che un’occasione per molestare Firenze, il re di Napoli Alfonso d’Aragona penetrò in Toscana: se la prima venuta, nel 1447, non aveva destato grandi preoccupazioni, la seconda del 1452 fu terribile. Nel Chianti il bestiame venne razziato, il raccolto depredato, i migliori uomini uccisi o fatti prigionieri. Nei 25 anni successivi la Repubblica Fiorentina si dedicò completamente alla ricostruzione del suo territorio. Nel 1478 Siena si alleò di nuovo col re di Napoli per scacciare i Medici da Firenze: l’esercito di Ferdinando d’Aragona dilagò in Toscana provocando nuove distruzioni. Nel 1529 Carlo V si era impegnato ad aiutare Papa Clemente VII a restaurare i Medici a Firenze e assediò la città che si era ridata ordinamenti repubblicani. Stretto tra l’esercito imperiale che si dava a saccheggi e scorrerie e gli odiati senesi, il Chianti venne completamente prostrato. Ma nel 1555 Firenze ebbe finalmente ragione dell’odiata rivale: con la caduta della Repubblica Senese e l’affermarsi del potere forte e pacificatore del ducato mediceo su tutto il territorio toscano, iniziò per il Chianti un lungo periodo di pace e di tranquillità. I suoi abitanti poterono finalmente dedicarsi completamente alla cura e alla valorizzazione del proprio territorio. Il Chianti cambiò progressivamente volto: i castelli persero la loro funzione e si trasformarono in grandi ed eleganti ville e fattorie. L’agricoltura si sviluppò appieno: è sintomatico che proprio a partire da quest’epoca cominciò a diffondersi la fama del suo più illustre prodotto.

 

Durante il Granducato mediceo e lorenese il sistema della mezzadria improntava i rapporti sociali e il paesaggio rurale. Nel 1716 Cosimo III individuò per la prima volta una zona di produzione vinicola di particolare pregio che, oltre a quelle storiche, comprendeva anche le terre di Castelnuovo Berardenga, Barberino Valdelsa, Tavarnelle e San Casciano. I granduchi lorenesi incoraggiarono sia lo sviluppo di tecniche agricole più moderne, sia il miglioramento delle condizioni dei contadini, premiando le fattorie che applicavano soluzioni sociali dettate dalle idee illuministiche.

Ma è nella seconda metà del Novecento che la zona vive una straordinaria trasformazione: dal sistema poderale mezzadrile si passa velocemente all’organizzazione di vigneti specializzati e di grandi dimensioni, gestiti da moderne aziende che determinano il successo internazionale del Chianti. Le suggestioni della modernità spingono migliaia di contadini a trasferirsi in città e se i paesi chiantigiani non si spopolano è solo grazie all’arrivo di immigrati meridionali. Le vecchie vigne, le colture praticate all’epoca della mezzadria, scompaiono per lasciare il posto a vigneti dai filari geometrici predisposti per un’agricoltura meccanizzata. Una parallela trasformazione si verifica anche per le case coloniche: persa la loro funzione di abitazioni contadine, diventano o seconde case o agriturismi o nuove abitazioni per italiani e stranieri desiderosi di fuggire la caotica società urbana per stabilirsi in uno dei più bei paesaggi collinari italiani. Inglesi, tedeschi, svizzeri e olandesi acquistano case coloniche talvolta in rovina, le ristrutturano con gusto e raffinatezza e vi si stabiliscono. Pian piano cominciano anche a mettere mano alle vigne, tanto che oggi alcuni di loro sono diventati produttori di vini di ottima qualità. Da qui l’appellativo scherzoso di Chiantishire per una zona dove gli abitanti stranieri sono divenuti la maggioranza. Una maggioranza di aristocratici dello spirito, spesso intellettuali ed artisti, ma anche semplici pensionati di Francoforte e Rotterdam che possono levarsi lo sfizio di offrire a amici e parenti un bicchiere di vino di loro produzione, seduti ad ammirare un paesaggio ancora a misura d’uomo.